venerdì 13 novembre 2009

Immunità o Impunità?


Perchè i padri Costituenti (gente come De Gasperi, Moro, Togliatti non certo Alfano e Ghedini) decisero questa controversa norma? La ragione oggi può essere difficile da individuare, ma ricordiamoci che la Costituzione venne scritta nel 1947, appena usciti dal “simpatico” ventennio. L’immunità era a salvaguardia dei deputati dell’opposizione o di coloro che si trovavano in posizioni politiche scomode e scovenienti ai poteri forti. In un mondo senza televisione e con una circolazione dell informazioni molto lenta, possiamo capire che questa guarentigia era probabilmente necessaria per un funzionamento pienamente democratico del Parlamento. L’immunità serviva a difendere chi non era al governo, nel caso avesse portato alla luce scandali o guidato scioperi.

Per esempio, nel 1953, Francesco Moranino vittima di una montatura giudiziaria per un tragico episodio di guerra e dal Pci messo “in salvo” a Praga, nel 1953, eletto deputato, può ritornare in Italia grazie all’immunità parlamentare; nel 1968 Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi, querelati e denunciati per la loro famosa inchiesta sul Sifar, riescono ad evitare il carcere, sempre grazie alla stessa immunità parlamentare, dopo essere stati eletti nelle liste del Psi.

Come tutte le norme previste in Costituzione, l’immunità serviva a difendere i deboli, non certo i forti e menchemeno i disonesti!

Reintrodurre l’immunità in un’Italia solo ed esclusivamente per difendere una persona che già controlla Media, Politica ed Economia e sottrarlo così ai processi sui suoi reati finanziari e corruttivi capiamo tutti che è una (termine volgare rimosso) così grossa che solo Gasparri e Capezzone credono che non si faccia per salvare Berlusconi ma per il bene dell’Italia.

domenica 1 novembre 2009

Studenti fuori la voce!

venerdì 30 ottobre 2009

Arte in piazza contro l'omofobia



martedì 13 ottobre 2009

Occhio alla Costituzione incostituzionale

di Andrea Longoni

Personalmente sono sempre stato favorevole ad una riforma che porti l'Italia verso il sistema presidenziale ma a patto che questo non si riduca ad una "dittatura del presidente". Si è spesso sentito parlare del "sindaco d'Italia", ovvero di un presidente eletto direttamente assieme ad una maggioranza parlamentare che dipende in toto dal presidente stesso. Come avviene nei comuni, infatti, nel caso la maggioranza votasse la sfiducia, o in qualunque caso venisse meno il sindaco, la maggioranza stessa crollerebbe e si andrebbe ad elezioni anticipate. Questo porterebbe, e di fatto nei comuni accade, che si accentri tutto il potere nelle mani del Sindaco, il che porta ad una maggiore stabilità ma anche ad una minore democraticità, in quanto i consiglieri eletti dipenderebbero a doppio nodo dalla figura del Sindaco stesso.
Una riforma del genere renderebbe il Parlamento Italiano un ente sostanzialmente inutile a meno che il presidente in questione non decida di utilizzarlo.
La conseguenza sarebbe quindi che il parlamento, per evitare di cadere, voterebbe tutto quello che il presidente gli va a propinare; se poi il medesimo presidente è anche capo di un partito e nomina egli stesso ( o ha egli stesso la possibilità di nominare ) i parlamentari, il gioco diverrebbe totalmente antidemocratico.
Una riforma in senso presidenziale avrebbe senso solo se avvenissero contemporaneamente le riforme di :

° sistema elettorale
° sistema partitico
° durata delle cariche elettive e possibilità di rielezione

- Per il primo, sarebbe necessaria una riforma in senso uninominale (maggioritario per circoscrizione : metodo first pass the post; chi primo arrivo, occupa la poltrona e gli altri stanno fuori), per cui il parlamentare risulti legato direttamente al territorio in cui viene votato, in modo tale che soggiacia al controllo dei cittadini abitanti nella sua circoscrizione, cui deve rispondere. Pubblicazione del Curriculum Vitae, della fedina penale , senza porre divieti in caso di condanna o processi a carico ma lasciando stabilire al cittadino se votare o meno dandogli tutte le informazioni sulla pulizia morale giudizialmente provata

- Per il secondo, i partiti devono rientrare in forme legalmente riconosciute che portino delle regole minime e di principio chiare sui metodi di organizzazione che li obblighi alla massima chiarezza sui congressi e sui finanziamenti, stabilendo magari che ricoprire alcune cariche di partito (come quella di segretario politico nazionale) siano incompatibili con quella di Presidente della Repubblica, nonché stabilendo la pubblicità del bilancio in forma elettronica. Deve anche esserci una regolamentazione dei principi per legge delle elezioni primarie che non per obbligare i partiti a farle ma per fornire uno strumento certificato, fisso e riconoscibile dagli elettori.

- per il terzo, siccome il sistema deve impedire una commistione eccessiva fra Presidenza della Repubblica e maggioranza parlamentari, che porterebbe alla "dittatura della maggioranza" (o, ove le due sopra non venissero inserite, una dittatura del presidente") è necessario che la carica di parlamentare duri 2 anni e quella di presidente 4 ( questo perché il presidente è la figura stabile, in quanto è Capo del Governo - il presidente del consiglio in italia formalmente non lo è - e 4 anni sono un periodo di governo sufficiente ). È possibile in questo modo che durante i 4 anni di legislazione muti la maggioranza parlamentare, facendo in modo che aumenti il controllo dell'operato di un Governo che risulti poco gradito ai cittadini ( come succede negli Stati Uniti d'America). Deve inoltre essere stabilito un limite dei mandati, due sono sufficienti, tre sarebbero il massimo tollerabile per la ricandidatura. Va da sé una regola molto stringente del conflitto di interessi che dovrebbe impedire la candidatura non solo di chi possiede strumenti di informazione come tv e giornali ma anche chi è parente di un possessore o affine almeno fino al terzo grado in linea diretta e collaterale (II°).

Insomma, se si dovesse mutare la forma di governo, si dovrebbe farlo basandosi sui principi costituzionali vigenti che prevedono una serie di controlli e contrappesi che, ormai, a parer mio ( e non soltanto ) risultano scarsamente efficaci a causa di un mutamento generale del sistema partitico, politico e mediatico.
Mi pare che il principio da cui voglia partire berlusconi sia quello di aumentare il suo potere secondo il modello del "sindaco d'Italia", in realtà il ragionamento dovrebbe essere : come adeguare al meglio la legge al sistema politico attuale, in modo tale da LIMITARE il potere dei vari organismi Costituzionali ?

Una riforma di questo calibro però avrebbe poco senso senza un riordinamento dello Stato, creando una Camera delle regioni che funga da coordinamento per l'attivirà delle regioni. Al contempo sarebbe bene un riordinamento degli enti locali, eliminando le province e creando i distretti municipali, e a quel punto creando una camera ad hoc trasformando la conferenza Regione-Autonomie Locali in camera delle autonomie.

Sarebbe infine necessaria una riforma del sistema audio-televisivo pubblico che lo renda autonomo dalle relazioni con i partiti e totalmente indipendente dal governo. Idem vale per i media privati che non devono ricevere finanziamenti pubblici per essere totalmente indipendenti (in questo plaudo "il Fatto Quotidiano").

Questi accorgimenti fanno la differenza fra democrazia e "dittatura"(anche se temporanea e a scadenza predefinita), tenendo conto che attualmente abbiamo un sistema che assomiglia più ad un regime dittatoriale-conservatore di tipo sud americano ( come il Cile o l'Argentina ) che non ad una democrazia Europea , risulterebbe gradita una riforma che però non ci trascini definitivamente in una "dittatura" ma verso una democrazia matura, con regole ferree e fisse.

sabato 10 ottobre 2009

Scudo Fiscale


Lo scudo fiscale è la sanatoria, l'indulto, il colpo di spugna, chiamatelo come volete, che il governo ha regalato a disonesti e criminali. Non c'è altra giustificazione, non ci sono strumentalizzazioni possibili, i fatti parlano chiaro.

Lo scudo permetterà a mafiosi, criminali ed evasori di ripulire i propri fondi esteri (provenienti da attività illecite, se no perchè sarebbero nascosti all'estero?) e di riportarli in Italia, pagando un misero 5% (mentre la pressione fiscale, che doveva diminuire negli slogan elettorali delle destre, rimane al 43%).
Per di più i fondi, una volta rientrati, saranno completamente leciti e legali, ovvero non si indagherà assolutamente sulla loro provenienza.
Uno schiaffo a tutti gli Italiani onesti che ogni giorno lavorano e pagano le tasse, ecco che cos'è lo scudo fiscale!

C'è poi un secondo tema, affrontato dai media nel verso sbagliato: l'assenza dell'opposizione in aula. Chiariamo subito, non è mia intenzione giustificare gli assenti senza giusta causa che, anzi, vanno richiamati con durezza (cosa che tra l'altro è in atto), ma porre l'attenzione su una questione diversa.

Alla camera le destre (PDL + Lega + MPA) hanno circa 70 voti di vantaggio (senza contare il resto del gruppo misto di cui l'MPA fa parte), dove sono finiti per questa votazione? Forse che molti di loro si siano rifiutati di votare questa legge-porcata? E pensiamo che se quel giorno, contandosi, si fossero resi conto dell'inferiorità numerica, non avrebbero immediatamente chiamato gli assenteisti che si sarebbero precipitati in aula per non far cadere il governo?

Ripeto, le assenza ingiustificate sono, appunto, ingiustificabili in un'occasione come questa, ma non crediamo che con qualche presente in più saremmo riusciti nell'impresa: i numeri non sono dalla nostra, dobbiamo batterli in altri modi. Facciamolo per tutti gli Italiani onesti.



venerdì 25 settembre 2009

Campagna tesseramento Gd


Inizia la campagna tesseramento dei Giovani democratici. Per iscrivervi scriveteci a giovanidemocraticimb@gmail.com.

sabato 5 settembre 2009

Un'erezione costosa

di Andrea Longoni

Due milioni di euro chiesti a l'Unità, un milione a Repubblica e Luciana Littizzetto non ho trovato per quanto. In questa intervista del Corriere fatta a Ghedini si legge che il punto è l'Impotenza di berlusconi. Il presidente si sarebbe offeso perché gli hanno dato dell'impotente . Però il primo a tirar fuori l'argomento fu uno dei suoi cani da guardia, Feltri, in un editoriale su Libero, ( purtroppo non trovo l'articolo di Feltri ) e lo fece probabilmente per provare a placare le acque.
Stranamente, l'offesissimo presidente non ha querelato Feltri, anzi, lo ha promosso da direttore di Libero a direttore de ilGiornale. Chissà perché ?!

Ghedini scende più nello specifico parlando de l'Unità : «si spazia da "rapporti anali non graditi", a "ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino" ; eppure l'Espresso pubblicò il file audio in cui queste cose la D'Addario le diceva. Come furono rese patrimonio pubblico le dichiarazioni rilasciate dall'altra ragazza presente alla serata, Barbara Montereale, che sapeva molto bene il mestiere dell'amica. Come furono rese patrimonio pubblico delle fotografie in cui si mostrava l'affollamento di ragazzine in topless nei giardini di villa certosa in Sardegna, nonché quelle in cui le medesime si facevano, seminude, la doccia all'aperto, d'inverno, per il piacere degli ospiti. Come è patrimonio pubblico la fotografia in cui si mostra Topolanek , ex presidente della Rep. Ceca, fatto fuori dalla stampa che riportò tale fotografia in cui era ritratto con l'asta pronta per issare la bandiera ed una donnetta seminuda al suo fianco; il tutto, proprio nella villa di berlusconi.

Ora, maiale, è un maiale e lo dimostra ad ogni comizio ( parole dette da Ghedini in riferimento a dimostrazione della non-impotenza ) ; che è impotente lo dice Feltri, che sostiene pure di sasperne qualcosa; del sesso anale ne parla la D'Addario; La colpa di Repubblica probabilmente è quella dichiedere spiegazioni, quelle de l'Unità di essere aggressiva contro lo svilimento della donna ( gli articoli erano tutti scritti da donne ) e quella della Litizzetto di fare satira.
Ecco perché si è parlato di intimidazione fascista.

martedì 1 settembre 2009

Lega... Nord?!

lunedì 24 agosto 2009

Il Governo caccia VIA la VAS


Leggevo su e-gazette:

[...]
La conferma giunge in settimana dopo l'approvazione in commissione Finanze e Bilancio della Camera dell'articolo 4 del decreto Anticrisi che sopprime, di fatto, il ruolo del ministero dell'Ambiente nel delicato iter autorizzativo per la realizzazione di centrali di produzione e per le reti di distribuzione di energia. La legge affida a una serie di commissari straordinari i compiti esautorati agli enti locali, ai sessanta esperti della Commissione Via-Vas (Valutazione impatto ambientale) e ai venti della Commissione Aia (Autorizzazione integrata ambientale).
Il provvedimento nasce da un accordo nato in Consiglio dei ministri qualche settimana fa durante il quale il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, aveva richiesto agli altri ministri una serie di misure per velocizzare i molti cantieri con le grandi opere bloccati dalle procedure autorizzative. Di fronte ai molti "no" dei colleghi, a farne le spese è stato così l'unico ministro assente, quello dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, impegnata a Siviglia a far conquistare alle Dolomiti il sigillo dell'Unesco.
Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, sarebbero 11 le opere che potrebbero essere affidate ai nuovi commissari secondo la bozza dello schema di attuazione. Tra questi ci sarebbero sei elettrodotti, quattro impianti eolici e una centrale a carbone. L'elenco comprende le reti che verrebbero affidate a un primo commissario, tra cui: Dolo-Camin-Fusina-Malcontenta (Venezia-Padova), Sorgente-Rizziconi (Sicilia-Calabria), Chignolo Po-Maleo (Pavia). A un secondo commissario andrebbero altri tre elettrodotti, sempre di Terna: Trino-Lacchiarella (Piemonte-Lombardia), Foggia-Benevento II (Puglia-Campania), Udine Ovest-Redipuglia (Friuli Venezia Giulia). A un terzo commissario sarebbero infine attribuibili la trasformazione a carbone della centrale di Rossano Calabro dell'Enel e la realizzazione di quattro impianti eolici, due della Falck - Buddusò-Alà dei Sardi e Petralia Sottana - e due dell'Api Nova energia - San Mauro-Castelverde (Palermo) e Castelluccio dei Sauri (Foggia). Per le opere in questione ricorrerebbero "particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico" e pertanto verrebbe utilizzata la figura di un commissario per accelerare la loro realizzazione.
[...]

In sintesi il Governo si appresta a cancellare la partecipazione degli enti locali nelle decisioni che riguardano il loro territorio e ad espropriare le valutazioni tecniche alle Commissioni VIA-VAS e AIA in tema di centrali di produzione e di reti di distribuzione di energia.
Il Governo giustifica questa scelta con la solita filastrocca dello snellimento della burocrazia, sminuendo così l'importanza del coinvolgimento degli enti locali (alla faccia del federalismo leghista) e in netto contrasto con il principio di sussidiarietà in campo urbanistico-amministrativo-ambientale.

Considerando il fatto che che le reti di distribuzione e le centrali di produzione di energia hanno tra i più alti fattori di emissione di inquinamento (in particolare elettromagnetico, ecologico e visivo il primo e atmosferico, del suolo e delle acque il secondo), con l'art. 4 del decreto Anticrisi non sarà più possibile per un Sindaco o un Presidente di provincia difendere i propri concittadini da emissioni dannose per la salute e da impianti potenzialmente pericolosi.
Le Commissioni dei tecnici del Ministero dell'Ambiente (quelle che compilano la VAS, la VIA e l'AIA per intenderci) verranno sostituite da Commissari speciali del Governo, con il rischio che le decisioni siano più politiche che tecniche: Scajola ordina, i Commissari ratificano.

Purtroppo per l'Esecutivo è altamente improbabile che l'UE stia a guardare: la VIA e la VAS sono regolamentate da norme frutto del recepimento di direttive europee e, quindi, si dovrebbe emendare il recepimento stesso, operazione troppo lunga e complessa perchè il frettoloso Governo B vi si cimenti.

sabato 22 agosto 2009

Riformisti, il coraggio di parlare controcorrente

di Romano Prodi

Il dibattito sulla crisi del riformismo in Europa ha tenuto banco per qualche settimana dopo le elezioni europee. Poi è sparito nel nulla senza aver prodotto alcun apparente risultato.
Lontano dalle polemiche elettorali e favoriti dalla quiete estiva conviene ritornare sull’argomento.
Che i partiti riformisti siano in profonda crisi non è contestabile: il centro-sinistra è stato sconfitto nella maggioranza dei paesi europei proprio durante una crisi economica che ha rivalutato molte delle proposte che erano tipiche di questi partiti.
Per spiegare questo paradosso conviene fare qualche passo indietro e ritornare al momento in cui, dopo un lungo periodo in cui la politica mondiale era stata dominata dal binomio Reagan-Thatcher, la situazione si rovesciò con la vittoria di Blair che sembrava in grado di cambiare i destini europei con il new labour, la terza via che avrebbe dovuto rinnovare il riformismo europeo e lo schema politico mondiale collegandosi con le novità che Clinton proponeva negli Stati Uniti.
Con un pizzico di esagerazione, ma anche per esaltare il ruolo italiano in questo processo, si era arrivati perfino a parlare di “ulivo mondiale”.
La causa della sconfitta di questa grande stagione è da individuare nel fatto che, mentre in teoria il nuovo labour e l’ulivo mondiale erano una fucina di novità, nella prassi di governo di Tony Blair e i governi che ad esso si erano ispirati si limitavano ad imitare le precedenti
politiche dei conservatori inseguendone i contenuti e accontentandosi di un nuovo linguaggio.
Sul dominio assoluto dei mercati, sul peggioramento nella distribuzione dei redditi, sulle politiche europee, sul grande problema della pace e della guerra, sui diritti dei cittadini e sulle politiche fiscali le decisioni non si discostavano spesso da quelle precedenti. Il messaggio lanciato all’elettore era il più delle volte dedicato a dimostrare che
il modo di governare sarebbe stato migliore.
Nel frattempo il cambiamento della società continuava secondo le linee precedenti: una crescente disparità nelle distribuzione dei redditi, un dominio assoluto e incontrastato del mercato, un diffuso disprezzo del ruolo dello Stato e dell’uso delle politiche fiscali, una presenza sempre più limitata degli interventi pubblici di carattere sociale.
Vent’anni fa una mia semplice osservazione che la differenza di remunerazione da uno a quaranta tra il direttore e gli operai di una stessa azienda era eccessiva, aveva causato scandali e discussioni a non finire. Oggi nessuno si stupisce del fatto che questa differenza sia in molti casi da uno a quattrocento. Durante il momento più acuto della presente crisi abbiamo assistito a una breve fase di sdegno nei confronti della remunerazione di alcuni dirigenti, ma poi tutto è stato dimenticato.
Come se vivessimo in una società immutabile, come se la realtà esistente
e le convinzioni dell’opinione pubblica fossero così forti da non essere
riformabili.
Il riformismo ha cioè perso la fiducia in se stesso e preferisce inseguire le piattaforme e i programmi degli altri, pensando che, per
rovesciare le fortune elettorali, sia sufficiente criticare gli errori e i comportamenti dei governanti.
A cambiare gli equilibri politici tutto ciò non basta, anche perché la rapidità con cui gli “estremisti” del mercato si sono impadroniti del linguaggio dei riformisti è davvero degna di un premio Nobel. Per vincere i riformisti debbono elaborare nuove idee e nuovi progetti
su tutti i temi elencati in precedenza. Ribadendo con forza il ruolo dello Stato come regolatore di un mercato finalmente pulito.
>Approfondendo i modi e gli strumenti attraverso i quali i cittadini abbiano uguali prospettive di fronte alla vita. Rinnovando il funzionamento del sistema scolastico, della ricerca scientifica e del sistema sanitario. Ripensando al grande processo di superamento del nuovo nazionalismo politico ed economico con una forte adesione agli obiettivi di coesione europea e di solidarietà internazionale. Non avendo paura di denunciare i tanti aspetti riguardo ai quali il capitalismo deve profondamente riformarsi. Non accontentandosi di mostrare un giorno la faccia feroce e il giorno dopo un viso sorridente verso gli immigrati, ma preparando una organica politica di legalità ed accoglienza.
Mi rendo conto che tutto ciò significa avere il coraggio di scontentare molti e aver la forza di scomporre e ricomporre il proprio elettorato.
Mi rendo conto che nessun politico affronta a cuor leggero questa azione di scomposizione e ricomposizione, ma mi rendo anche conto che la crisi economica sta cambiando percezioni e mentalità.
Essa rende più accettabili le proposte innovative e coraggiose che il centro-sinistra deve elaborare per essere ritenuto in grado di governare la nostra società. Un compito difficile, tutto in salita e, in una prima fase, addirittura contro corrente. Tuttavia chi non è capace di nuotare contro corrente non sarà mai in grado di risalire un fiume.